sabato, 17 maggio 2008
Quando suo padre Charlie (Michael Douglas) esce dalla clinica psichiatrica dove ha trascorso gli ultimi due anni, per Miranda (Evan Rachel Wood) finisce la tranquillità.
Nonostante i suoi 16 anni, ha dovuto crescere in fretta: abbandonata dalla madre e senza poter contare sull'appoggio paterno, ha lasciato la scuola per lavorare in un fast food. Nonostante tutto, se la cava abbastanza bene, se così si può dire di una ragazza senza amici che passa il tempo a cercare di pagare le bollette.
L'arrivo di suo padre dà una notevole scossa alla sua vita, anche perchè Charlie è convinto di avere individuato in un centro commerciale vicino a casa il luogo dove è sepolto un antico tesoro spagnolo.
Questo film si è rivelato, in maniera abbastanza inaspettata a dire il vero, una piacevolissima sorpresa.
E' una commedia che oscilla in continuazione fra i momenti divertenti e quelli malinconici; certo, questi ultimi avrebbero potuto essere meglio approfonditi, e questa pecca toglie spessore al risultato finale.
Pur non essendo al cospetto di una pietra miliare, se volete approfittare del week end di maltempo per andare al cinema, mi sento di consigliarvelo (e non solo per la pochezza della restante programmazione di questo periodo).
In attesa, ovviamente, della settimana prossima...
razza75 alle 20:20 in:
film,
commedia
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giovedì, 15 maggio 2008
Evan Baxter (Steve Carell) è da poco passato da presentatore del telegiornale all'importante ruolo di membro del Congresso, quando Dio (Morgan Freeman) gli affida il compito di costruire una nuova arca.
Dapprima incredulo, poi recalcitrante, Evan è costretto a cedere all'insistenza del divino interlocutore e, davanti agli occhi increduli della moglie (Lauren Graham), dei tre figli e poi di tutta la nazione, inizia non solo a portare a termine l'impresa, ma a trasformarsi anche fisicamente in un nuovo Noè.
Il film è divertente e scorre piacevolmente.
E' però innegabile che non regga il confronto col precedente Una settimana da Dio (dello stesso regista, autore anche di Patch Adams), che - come ricorderà chi lo ha visto - aveva come protagonista Jim Carrey, con Carell relegato in un ruolo secondario.
L'idea è non solo meno orginale, questo è abbastanza ovvio, ma anche molto più forzata (anche se non vi svelo i particolari per non rovinare la sorpresa a nessuno).
Nel complesso, non è male... ma non aspettatevi nulla di più di 90 minuti piacevoli.
razza75 alle 21:52 in:
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commedia
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martedì, 13 maggio 2008
Sam ha quasi sedici anni, ama lo skateboard e da un po' di tempo pare che le cose vadano particolarmente bene.
Anzi, più che bene: finalmente gli sembra di aver trovato una ragazza che gli piace davvero, Alicia. Questo però lo pone anche di fronte a un dilemma: deve o no fare sesso con lei?
Per quanto lo desideri, infatti, è troppo grande la paura di "inciampare sul primo scalino" per poi passare la vita a raccogliere i cocci, destino fin troppo comune per i membri della sua famiglia, a cominciare proprio dai suoi genitori: sua madre ha infatti appena 31 anni.
L'unico con cui può confidarsi veramente è il suo eroe, il più grande skateboarder del mondo, Tony Hawk, immortalato in un poster a grandezza naturale in camera sua.
Comincio, in maniera piuttosto banale, col dire che ho amato moltissimo questo libro, che segna il ritorno di Hornby al romanzo a qualche anno di distanza da Non buttiamoci giù.
Nel confermare quella corrente di sottile ironia che attraversa tutti i suoi libri come una leggera scossa, riesce a delineare molto bene le paure e i desideri di un giovane di sedici anni che si trova di fronte a scelte decisamente più grandi di lui. Certo, dai miei sedici anni è passato... qualche tempo, ma in questa storia sono riuscito a ritrovare molte delle mie emozioni di allora e, allo stesso tempo, anche altre che sono comuni a ogni età.
Oltre, ovviamente, a consigliarlo a voi, penso che un libro come questo sarebbe anche da far leggere nelle scuole per incoraggiare i ragazzi alla riflessione e alla discussione su tematiche importanti, senza necessariamente "fare loro la predica".
razza75 alle 19:33 in:
libri
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domenica, 11 maggio 2008
Napoli - Milan 3-1
Hamsick Seedorf
Domizzi (rig)
Garics
razza75 alle 17:13 in:
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sabato, 10 maggio 2008
Jack (Ashton Kutcher) è stato appena licenziato dal lavoro. Da suo padre.
Joy (Cameron Diaz) è stata piantata dal suo fidanzato proprio la sera in cui aveva organizzato una festa a sorpresa per il suo compleanno.
Entrambi finiscono a Las Vegas per passare un fine settimana senza pensieri, si conoscono, si ubriacano e - ovviamente - si sposano.
E ora, sebbene entrambi non vogliano altro che l'annullamento, la vincita di un jackpot da 3 milioni di dollari e un giudice intransigente li obbligheranno a una convivenza forzata.
Niente di nuovo sotto il sole di Hollywood (e nemmeno sotto quello di Las Vegas): siamo a fine stagione e, a parte qualche rara eccezione, i distributori passano nelle sale gli avanzi dell'anno cinematografico (da cinefilo, odio questa strategia di mercato, che prevede di non proporre nulla di decente da fine maggio a inizio settembre; per fortuna, negli ultimi anni questa consuetudine sta un po' cambiando. Poco, a dire il vero, ma qualcosa si muove).
Piuttosto prevedibile, è la tipica commedia che fa passare un paio d'ore piacevoli senza richiedere un particolare sforzo intellettivo, ma senza nemmeno raggiungere la stupidità di un 3ciento.
Senza infamia e senza lode, si può vedere.
razza75 alle 22:23 in:
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commedia
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giovedì, 08 maggio 2008
In 17 racconti, Carver traccia un ritratto attento della società moderna, non considerandola però nel suo insieme, nei grossi numeri, bensì nelle piccole cose di ogni giorno.
Ogni storia, più che un affresco, è quindi un piccolo acquerello, o una polaroid, che ritrae un istante di vita quotidiana, nella maggior parte dei casi episodi che si svolgono nel giro di pochi minuti o poche ore.
Il suo stile, assolutamente incisivo, ha fatto scuola fra gli scrittori della sua generazione; a questo proposito, però, occorre citare un interessante articolo di Alessandro Baricco (se avete qualche minuto, leggetelo), il quale attribuisce non pochi meriti di questo modo di scrivere che ha reso celebre Carver al suo editor, Gordon Lish, che in più di un'occasione non si fece scrupolo di tagliare ampie parti delle sue opere.
Questo diminuisce i suoi meriti?
E' lo stesso Baricco a rispondere, al termine dell'articolo:
"Gordon Lish dovette intuire che, al contrario, la visione pura e semplice di quei deserti ghiacciati era ciò che di rivoluzionario aveva quell' uomo in testa. Ed era ciò che i lettori avevano voglia di sentirsi raccontare. Cancellò minuziosamente tutto ciò che poteva scaldare quei paesaggi, e quando ce n'era bisogno, aggiunse perfino del ghiaccio. Da un punto di vista editoriale aveva ragione lui: costruì la forza di un vero e proprio modello inedito. Ma il punto di vista editoriale, è il punto di vista migliore? L'ultimo giorno, alla Lilly Library, mi son riletto i due racconti, di filato, nella versione originaria di Carver. Bellissimi. In modo diverso, ma bellissimi. Sapete cosa c'era di diverso? C'era che alla fine tu stavi dalla parte di Jerry, e del marito ubriacone. (...) Non so. Bisognerebbe andare a guardare tutti gli altri racconti, bisognerebbe studiarci un po' su seriamente. Ma me ne son venuto via da là con l'idea che quell'uomo, Carver, forse aveva in testa qualcosa di tremendo eppure affascinante. Come un'idea. Che la sofferenza delle vittime è insignificante. E che il residuo di umanità che cova sotto questa glaciazione è custodito nel dolore dei carnefici. Non sarebbe un grande, se fosse così?"
Per quanto mi riguarda ho amato molto queste storie, in particolare Il bagno (come non ritrovarsi nella paura dei genitori, in ansia per il figlio, che tutto possa precipitare se cambiano lo status quo, magari anche in modo banale o insignificante?), Dì alle donne che usciamo (la freddezza di quella frase finale, racchiude in poche parole un intero universo) e - scusate la banalità - il racconto che dà il titolo al libro: il vero amore non è proprio quello di quei due anziani coniugi?
razza75 alle 19:56 in:
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martedì, 06 maggio 2008
Da somaro, che ha impiegato un anno a imparare la lettera A, a professore di lettere, per salvare quelli che ora si trovano nelle sue stesse difficoltà.
Pennac ripercorre in questo libro il proprio iter scolastico, iniziato come un'Odissea da cui lo salvarono quattro professori, per dire la sua sul mondo dell'educazione scolastica. E non lo fa dando ricette infallibili, che non esistono, ma partendo dall'esperienza sua e di altri insegnanti che non si lasciano scoraggiare dalle difficoltà e dai fallimenti, che non pensano che la scuola - oggi - sia tutta allo sfacelo o che i giovani delle banlieu (ma il discorso può essere tranquillamente riferito anche all'Italia, dove la società diventa ogni giorno più multietnica, con buona pace di quei signori in camicia verde) siano tutti solo dei criminali.
Pennac rifiuta l'idea astratta di "scuola" come a un'entità indistinta, per concentrarsi sul singolo ragazzo.
Personalmente, preferisco i romanzi ai saggi.
Ciò premesso, credo che Pennac abbia saputo trovare il giusto equilibrio fra le dissertazioni teoriche e gli episodi autobiografici, che danno ritmo alla narrazione, oltre a servire come base di appoggio per le sue idee.
Un testo che, secondo me, è da leggere anche nelle scuole; può risultare interessante per gli insegnanti e per gli studenti, ovviamente, ma anche per quei genitori con figli in età scolastica, specialmente dei "somari".
razza75 alle 20:50 in:
libri,
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domenica, 04 maggio 2008

Simon Hunt (Richard Gere) è un reporter televisivo specializzato in servizi dalle zone di guerra più calde del mondo, insieme al fidato cameraman Duck (Terrence Howard).
Nel 1994, però, durante il conflitto jugoslavo, Simon giunge al punto di rottura per le troppe atrocità viste ed esplode in un'invettiva proprio durante una diretta. Licenziato dal network, per divero tempo si perdono le sue tracce.
Circa cinque anni dopo, Duck - nel frattempo promosso a un più comodo ruolo di capocameraman negli USA - torna a Sarajevo per un servizio sull'anniversario del termine del conflitto.
Lì incontra Simon, ora free lance per varie tv minori di altri paesi, il quale gli propone di realizzare insieme il servizio più sensazionale della loro vita: trovare la "Volpe", uno dei più famigerati criminali di guerra serbi.
Tratto da una storia vera, quella di un pugno di giornalisti che si misero sulle tracce di Karadzic nel 2000, questo film apre in maniera magistrale una finestra sul conflitto dei Balcani (ma, in realtà, anche su tutti gli altri più o meno dimenticati della nostra epoca), una guerra di cui sappiamo comunque troppo poco, nonostante si sia svolta a due passi da casa nostra.
In particolare punta il dito anche contro l'ONU e le altre forze di pace, accusandole di avere cercato solo a parole i responsabili di atrocità e genocidi, forse per paura di creare nuove tensioni (nei titoli di coda, vengono riportati diversi esempi, fra cui il fatto che, pur essendo le foto di queste persone stampate sui giornali del luogo, il numero verde da chiamare fosse raggiungibile solo dagli Stati Uniti).
All'indubbio interesse delle tematiche trattate, si unisce anche la bravura degli attori, con Gere a interpretare in maniera convincente un anti-eroe, il cui scopo non è certo quello di perseguire un ideale di giustizia più elevato (viene a intervalli proposta, come sorta di ironico contraltare, un'immagine di Chuck Norris, intento a sgominare un esercito di cattivi), ma solo a cercare la sua vendetta privata.
Allo stesso modo, anche Duck e Ben - il terzo membro della spedizione, un giovane aspirante giornalista figlio di papà, interpretato da Jesse Eisenberg - puntano rispettivamente a ritrovare l'uno il senso del proprio lavoro, l'altro a mostrare al proprio padre di non essere un incapace.
Insomma, tre eroi ordinari - o meglio, tre non-eroi - che si imbarcano in un'impresa più grande di loro.
Difetti? Forse poteva concludersi 5 minuti prima, evitando l'ultima scena.
Ma rimane decisamente da vedere.
razza75 alle 18:28 in:
film,
drammatico,
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domenica, 04 maggio 2008

Milan - Inter 2-1
Inzaghi Cruz
Kakà
razza75 alle 17:11 in:
calcio,
milan
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sabato, 03 maggio 2008
Dopo essersi vendicato nell'episodio precedente di chi ha ucciso la sua Marie, Jason Bourne (Matt Damon) è sempre più deciso a risalire ai vertici dell'organizzazione che lo trasformò in un killer.
Partendo da Mosca, passando per Parigi, Madrid, Londra e Tangeri per arrivare a New York, dovrà però prima di tutto affrontare i fantasmi del suo passato che sta ritornando.
Avendolo perso al cinema a novembre, ho recentemente recuperato in dvd il terzo episodio della saga dell'ex killer interpretato da Matt Damon.
Come negli episodi precedenti, il ritmo è molto elevato per tutta la durata del film, senza momenti di stanca, e arricchito da scene d'azione altamente spettacolari.
Certo, i personaggi non subiscono particolari evoluzioni nel corso della trilogia, e - alle volte - si ha l'impressione che il regista Paul Greengrass metta fin troppa carne al fuoco.
Comunque, nel complesso, consiglio sicuramente da vederlo agli amanti del genere.
razza75 alle 14:19 in:
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azione
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