domenica, 06 settembre 2009

Uomini che odiano le donne




Ogni 1° novembre, nell'anniversario della scomparsa della nipote Harriet, l'industriale Henrik Vanger riceve un quadro con un fiore: chi l'ha rapita, o uccisa, si diverte a torturarlo, senza lasciare che la sua ferita si rimargini.
Mikael "Kalle" Blomkvist è un giornalista: la sua rivista, Millenium, per anni ammirata e temuta da tutto il mondo economico svedese, è ora caduta in disgrazia dopo un reportage rivelatosi una bufala. A seguito di ciò, lo stesso Mikael è stato condannato a una breve pena detentiva.
Lisbeth Salander è una giovane seguita dai servizi sociali, con alle spalle un oscuro passato, genio dell'informatica e dotata di una memoria eccezionale, che lavora come collaboratrice alle ricerche in una agenzia di sicurezza.
A questa strana coppia si rivolgerà Vanger per districare una macabra vicenda, molto meno lontana nel passato di quanto sarebbe auspicabile.

Il primo libro della Millenium Trilogy di Stieg Larsson si può dividere, a mio avviso, in due parti.
Le prime 300 pagine circa sono una lunga (fin troppo) introduzione ai personaggi e alla vicenda, con un ritmo lento: avendo visto prima il film, sono riuscito ad andare avanti con una discreta lena, ma credo che potesse essere in parte sfrondata di dettagli.
Nel seguito, quando la vicenda entra nel vivo, la narrazione cambia decisamente marcia, e tiene avvinto il lettore fino all'ultima pagina: in un paio di giorni, in vacanza, sono arrivato in fondo.

Su queste basi, credo valga la pena di provare a leggere gli altri due libri che - a detta di molti - migliorano costantemente.
razza75 alle 18:28 in: libri, film, drammatico, giallo/thriller
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venerdì, 14 agosto 2009

Chiuso per ferie


Finalmente, dopo più di 3 anni, domani me ne vado in vacanza, e precisamente qui:







Ci si risente dal 23 agosto in poi!

razza75 alle 09:55 in: viaggi, diario
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domenica, 02 agosto 2009

Marina




Tutti noi custodiamo un segreto
chiuso a chiave nella soffitta dell'anima.



Oscar Drai ha quindici anni e studia in un collegio di Barcellona.
Ogni pomeriggio approfitta del termine delle lezioni per sgattaiolare fuori, girovagare per i vicoli della città e scoprirne nuovi scorci.
In una di queste occasioni, entra nel giardino di una casa che pareva disabitata, attirato da una musica. Prima di andarsene prende senza pensarci un orologio: quando si deciderà a restituirlo, qualche giorno dopo, conoscerà Marina e suo padre Germàn.
Innamorato della ragazza, e trovando in quella casa la famiglia che gli manca, non esiterà a seguirla in un'avventura che li porterà a scoprire uno dei più oscuri segreti della Barcellona di prima della Grande Guerra.

Scritto dieci anni fa, prima de L'ombra del vento e Il gioco dell'angelo, questo libro ne anticipa in buona parte le ambientazioni e le tematiche.
Sebbene la storia si svolga a cavallo fra gli anni Settanta e gli Ottanta, Marina e Oscar andranno infatti a scavare in un passato che si colloca più o meno all'epoca delle altre due vicende, per scontrarsi con ricordi dolorosi e non ancora del tutto sepolti, in cui non manca una forte componente di soprannaturale ma anche di romanticismo.
E' un libro che vale sicuramente la pena di leggere per chi ama lo stile (fluido, seppure sempre un po'  ampolloso e retorico) e le tematiche care a Zafòn. Con la speranza, però, che, dopo questa "trilogia", lo scrittore riesca a spostare il suo obiettivo anche su tematiche differenti.
razza75 alle 18:59 in: libri, horror, drammatico, giallo/thriller
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sabato, 18 luglio 2009

Quando il Milan era un Piccolo Diavolo




Prima di diventare la squadra più titolata al mondo, grazie ai trofei vinti negli ultimi anni, il Milan ha conosciuto un periodo veramente buio dal punto di vista sportivo e societario (la squadra rossonera rischiò perfino il fallimento al termine di quel periodo).

Dalla stella del 1979 si passò fin troppo velocemente alla retrocessione a tavolino del 1980 per calcio scommesse, episodio su cui tuttora rimangono parecchi dubbi ("La gente oggi si chiede anzitutto come mai i super-accusatori, i super-scommettitori Cruciani e TInca, e i loro amici, vengano creduti come l'oracolo per certi episodi, e vengano invece disattesi come bugiardoni patentati per certi altri... Ecco, si vorrebbe capire perchè Cruciani e i suoi amici sono credibilissimi quando parlano di Paolo Rossi (...); mentre credibili non lo sono più quando affermano di avere sentito dire da Petrini che la partita Bologna-Juve era già stata combinata per il pareggio", dalla Gazzetta dello Sport, 25/05/1980).

Subito risaliti in A, i rossoneri incapparono nella stagione peggiore della loro storia, condannati nuovamente alla cadetteria, ma questa volta sul campo (pur con l'"aiuto" di un rocambolesco goal del Genoa al San Paolo, a vanificare la disperata rimonta con cui si era provato a salvare in extremis quella stagione disastrosa), nella stessa settimana in cui avevano conquistato la Mitropa Cup, primo trofeo internazionale dopo circa un decennio (e ora ingiustamente dimenticato nella bacheca di via Turati).
Il libro si chiude con la descrizione del secondo e ultimo vittorioso campionato di serie B disputato dal Milan, che tornò definitivamente in A nel 1983.

Il libro di Sergio Taccone è scritto davvero bene: unisce alla passione del tifoso il rigore critico della ricerca giornalistica, citando un'abbondante serie di fonti. Non si nasconde mai dietro un dito, non cerca di giustificare certi insuccessi con scuse campate in aria.
Lo scopo del libro è, al contrario, quello di non farci dimenticare, perchè il vero casciavit milanista ama indifferentemente tutta la storia della nostra squadra, dagli anni bui ai trionfi internazionali.
E così riscopriamo, proprio negli anni delle delusioni maggiori, episodi che raccontano la grandezza rossonera, a cominciare proprio dai tifosi, che non si tirarono mai indietro:

Un dato non da trascurare, infatti, fu la presenza dei tifosi allo stadio: per molte società di serie A fu in netta flessione, il Milan andò in controtendenza pur giocando in B. (...)
"Fedeltà come massima prova d'amore", scrisse Franco Rossi, in trasferta come a San Siro.
Fuori casa venne battuto ogni record grazie al seguito dei tifosi rossoneri, e nelle settimane degli impegni casalinghi, con Genoa e Sampdoria, il Milan incassò più di ogni altra società di serie A.

per arrivare ovviamente a una bandiera vera, il Capitano, che rifiutò sempre di andarsene, anche di fronte a richieste importanti (e a differenza di altri, come Collovati, che proprio in quei frangenti scelse di passare alla seconda squadra di Milano):

Nell'estate del 1982 il presidente Farina ricevette parecchie richieste (...). Farina parlò con il giocatore per conoscerne le intenzioni. La risposta di Franz fu la più bella dichiarazione di fedeltà ai colori rossoneri: "Con il Milan a vita, a patto di costruire una squadra forte, che possa tornare ai fasti di un tempo. Si può giocare in serie B, ma senza dimenticarsi che siamo il Milan. Gioco anche gratis in rossonero, ma in una squadra che sa farsi rispettare ovunque.

Una lezione, questa, che in molti milanisti dovrebbero ricordare, specialmente in un'estate calcisticamente difficile come questa.

razza75 alle 13:15 in: libri, calcio, milan
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venerdì, 17 luglio 2009

Il principe della nebbia




Dovrà passare molto tempo prima che
Max dimentichi l'estate in cui scoprì,
quasi per caso, la magia.


1943.
La Guerra si fa sempre sentire più vicina, e la famiglia Carver decide di abbandonare la città per un paesino sulla costa atlantica.
La casa che li accoglie è grande e disabitata da anni: davanti, gode di una splendida vista sul mare. Sul  retro, invece, la sorvegliano da vicino le statue di un giardino, chiuso da un cancello con una stella a sei punte.
Quando inizieranno ad accadere i primi episodi inquietanti, Max e la sorella Alicia, con l'aiuto di Roland, il nipote del guardiano del faro, indagheranno sul passato della casa, per scoprire in quale modo sia  collegato a una barca naufragata anni prima sulla scogliera.

Questo racconto del 1993, di recente riscoperto e pubblicato in Italia sulla scia del successo de L'ombra del vento, appartiene alla prima fase della carriera di scrittore di Zafòn, quando si dedicava alla narrativa per ragazzi.
A scanso di equivoci, questa non è però una favoletta, e penso possa essere apprezzata anche dagli adulti.
Si intravedono già i primi abbozzi delle tematiche che torneranno nei suoi libri successivi e più famosi, a partire - ovviamente - dalla propensione per il sovrannaturale.

Certo, rispetto agli altri suoi romanzi (a breve parleremo anche di Marina), la lunghezza ridotta toglie spazio all'approfondimento dei personaggi e delle situazioni.
Questo non è però necessariamente un male, perchè - allo stesso tempo - rende più incisiva l'azione e costringe l'autore a tagliare parte dei fronzoli a cui troppo spesso fa ricorso la sua scrittura.
Nel complesso, quindi, una storia piacevole da leggere.
razza75 alle 15:27 in: libri, horror, giallo/thriller
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sabato, 11 luglio 2009

Preferisco la coppa




Prima di intraprendere la nuova avventura in quel di Londra, nel dare il suo arrivederci all'Italia, dove ha vissuto da protagonista trent'anni di carriera, Carlo Ancelotti ripercorre per noi la strada che lo ha visto partire da Reggiolo per arrivare in cima al mondo.

Dopo gli esordi nel Parma, con la Roma di Dino Viola Carlo vince il primo scudetto, ma subisce anche i primi seri infortuni alle ginocchia. Nel 1987 passa al nuovo Milan di Berlusconi (quando Berlusconi faceva ancora il presidente di una squadra di calcio, invece che il presidente del Consiglio), una squadra con un solo obiettivo: vincere il campionato il primo anno, dopo due anni la Coppa Campioni e il terzo la Coppa Intercontinentale.
Un progetto che Ancelotti giudicò folle, senza che questo lo fermasse dal parteciparvi.
E in effetti la previsione era sbagliata solo per difetto, perchè le coppe Campioni e le Intercontinetali (quando ancora si chiamavano così, e il calcio era più sport e meno business) furono 2 consecutive.

Poi la carriera da allenatore, prima come vice di Sacchi in Nazionale, poi di nuovo via dal basso, perchè Carletto è uno che non ha mai rifiutato la gavetta.
Da Reggio al Parma, dal Parma alla Juventus, e infine di nuovo a casa, al Milan, e di nuovo sulla vetta del mondo e dimostrare a tutti , e in particolare agli juventini, che... anche un maiale può allenare.

Come libro non è un capolavoro letterario, ma Carlo, attraverso la penna di Alessandro Alciato, sa infondervi la giusta dose di ironia, prendendo in giro gli altri e soprattutto se stesso, condendo il tutto con anedotti e "dietro le quinte", tanto da renderne la lettura assolutamente piacevole.
Come allenatore, indubbiamente, il suo ciclo al Milan era finito (per me, anche da un paio di stagioni).
Come persona, ci mancherà e mancherà a tutto il calcio italiano, dove troppi si sentono fenomeni e specialoni, e hanno perso il senso della misura.


E proprio perchè sapersi prendere in giro è una delle cose più intelligenti, subito dopo la biografia di Ancelotti mia madre ha pensato bene di regalarmi Le più belle barzellette sul Milan.





Dal diario di LEI:
Caro diario,
sabato sera l'ho trovato un po' strano.
Ci eravamo accordati per un drink in un bar. Siccome sono stata tutto il pomeriggio con le mie amiche a far shopping, ho pensato che era colpa mia.... sono arrivata con un po' di ritardo; ma lui non mi ha detto nulla. Nessun commento. La conversazione non è stata un granché, allora gli ho proposto di andare in un luogo più tranquillo ed intimo.
Siamo partiti verso un bel ristorante, ma lui continuava ad essere strano. Era come assente. Ho cercato di rallegrarlo, ed ho iniziato a chiedermi se poteva essere colpa mia oppure no. Gli ho chiesto se era a causa mia e lui mi ha risposto che io non c'entravo, ma non mi ha convinta.
Quando tornavamo a casa, in macchina, gli ho detto che lo amavo tanto, ma lui si è limitato ad abbracciarmi senza dire parola. Non so come spiegare il suo comportamento, non ha detto nulla... non mi ha detto che anche lui mi amava... sono preoccupata di brutto!
Finalmente siamo arrivati a casa; in quel momento ero convinta che lui mi volesse mollare. Ho provato a parlare, ma lui ha acceso la TV ed ha iniziato a guardarla assorto nei suoi pensieri, come cercando di annunciarmi che tutto era finito. Alla fine mi sono arresa e sono andata a letto.
Ma più o meno dieci minuti dopo anche lui venne a letto e, con mia grande sorpresa, ha risposto alle mie carezze, e abbiamo fatto l'amore, anche se continuava ad essere distaccato, lontano da me. Ho cercato di parlare della nostra situazione un'altra volta, di quanto accaduto, ma lui si è addormentato subito. Mi sono messa a piangere, ed ho pianto per tutta la notte fino a quando mi sono addormentata anch'io.
Sono quasi convinta che lui stesse pensando ad un'altra. La mia vita è un vero disastro.


Dal diario di LUI:
Caro diario,
il Milan ha perso ancora!...
Meno male che almeno ho trombato: meglio di niente!


Nota finale non di poco conto: parte dei ricavati della vendita di entrambi i libri sono devoluti alla fondazione Stefano Borgonovo per la lotta alla SLA.
Un motivo in più per comprarli, no?
razza75 alle 10:53 in: libri, calcio, milan, biografia, comico
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domenica, 05 luglio 2009

La storia di un matrimonio




Crediamo tutti di conoscere le persone che amiamo.


1949: una guerra è finita da pochi anni, e già un'altra - quella di Corea - è alle porte.
In un quartiere periferico di San Francisco, Pearlie Cook ritrova Holland, l'amore della sua giovinezza in Kentucky ,di cui aveva perso le tracce dopo la sua chiamata alle armi.
Nel frattempo, anche Pearlie aveva lasciato una casa e a una cittadina che sentiva troppo strette, per andare a lavorare nelle industrie per il bene della nazione in guerra.
Il loro nuovo incontro è casuale.
Holland è seduto su una panchina, subito non la riconosce nemmeno. E' cambiato, la guerra ha lasciato nella sua anima e sul suo corpo un segno devastante.
Pearlie gli dice l'unica cosa di cui lui ha bisogno: "Lascia che mi prenda cura di te".
Ed è di parola, costruendogli intorno un nido dove lui possa riposare il suo cuore inverso: una casa perfetta, un cane che non abbaia mai, un figlio con la poliomielite che gioca sotto il tavolo senza disturbare, il giornale del giorno a cui vengono tagliate tutte le cattive notizie.
Non certo una vita perfetta, ma una vita quieta, finchè - quattro anni dopo - il suono del campanello annuncia l'arrivo di un'ombra dal passato: Buzz, un ex commilitone di Holland, che si presenta nella casa come uno zio carico di doni, ma anche di una notizia dopo la quale nulla potrà essere più come prima.

Dopo più di un mese di assenza, torno al mio blog.
Tanto lavoro, molta afa, un pc nuovo - da cui ora sto scrivendo il mio primo post.
Ecco il mio giugno.
Ah, dimenticavo: quattro libri da recensire. Il primo è appunto questa storia, la storia di un matrimonio, come ci dice il titolo stesso, che ho conosciuto grazie alla segnalazione sul blog di Sabrina Campolongo.

Non avevo mai letto nulla di Andrew Sean Greer, e  - come primo impatto - mi sono trovato a confrontarmi con un libro che costituirebbe un bel banco di prova per qualsiasi autore: un uomo che scrive mettendosi nei panni di una protagonista femminile, vissuta in un'epoca molto più lontana dei 60 anni che sono passati, e che si trova di fronte a temi più grandi di lei come guerra, omosessualità e razzismo.
La lucida e intima analisi che Pearlie fa del suo matrimonio, infatti, non si limita alla sua vita con Holland, ma si estende alla società che le è intorno, alle sue paure e ai suoi pregiudizi.
Pearlie è una donna che si trova sola a prendere decisioni da cui dipendono il futuro suo e di suo figlio Sonny, costretta a dubitare di tutte le sue certezze.

La storia è appassionante e commovente, raccontata con lentezza ma senza lasciare che il lettore si perda, grazie a colpi di scena lasciati intuire prima ancora che raccontati, in un'atmosfera che ricorda (come suggerisce anche il risvolto della copertina) certe storie di Poe (pur essendo di genere totalmente differente).
Un libro da consigliare, ma non certo un libro da spiaggia.
razza75 alle 19:36 in: libri, drammatico
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domenica, 31 maggio 2009

Posa 'sto libro e baciami




Sottotitolo: 39 famose scene d'amore raccontate da altrettanti autori.
Parentesi: Non è una raccolta di racconti.

Come quello recensito ieri, anche questo libro ha aspettato pazientemente un paio di anni sulla mia comodina che arrivasse il suo turno.
Lo avevo scovato nel 2007, navigando sul web fra i siti di piccole case editrici indipendenti, ed ero rimasto colpito principalmente dal sottotitolo. Immaginando un libro divertente, una raccolta di parodie di scene famose (con la complicità anche di una copertina surreale, dove una ragazza bacia qualcosa che assomiglia a un cervo su uno sfondo rosa shocking), ho deciso di ordinarlo.
Un libro leggero, letto solo ed esclusivamente per rilassarsi e farsi due risate, una volta ogni tanto non fa male, mi sono detto.

Quando l'ho ricevuto, però, è bastato sfogliarlo velocemente per rendermi conto che il libro non era prettamente comico. Questo mi ha un po' scoraggiato, e l'ho infilato sotto una pila di altri volumi, nella quale ha oscillato a lungo fra l'ultima e la penultima posizione.
Poi, col tempo, la pila ha perso spessore, e sono arrivato a due sole rimasti: questo e l'ennisma biografia del Liga.
Ok, ho pensato, diamogli una possibilità.

Trentanove autori (vedi sottotitolo) sono stati sfidati da chi ha curato la raccolta (Ivano Bariani) a far rivivere a loro modo altrettante scene di amore che hanno segnato la loro vita.
Ognuno l'ha fatto col suo stile: qualcuno con ironia, qualcuno prendendo il compito con assoluta serietà; qualcuno ha scelto il racconto, qualcuno il saggio critico, un paio il fumetto; alcuni sono rimasti estremamente fedeli all'originale, altri lo hanno completamente reinterpretato o anche vissuto.

Nel complesso, pur senza entusiasmi particolari, il libro scorre bene.
A parte un brano che non sono proprio riuscito a finire (saltato a piè pari) e un altro paio che... vabbhe... gli altri si mantengono tutti su un livello discreto, con un paio di piccole perle (fra cui mi piace di ricordare Morozzi, già letto nel suo L'era del porco).
razza75 alle 21:19 in: libri, racconti, diario, saggistica
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sabato, 30 maggio 2009

Il cacciatore di ossa




E' passato ormai qualche tempo da quando Logan MacRae era considerato un eroe della polizia locale per avere catturato il serial killer pedofilo che aveva a lungo terrorizzato Aberdeen, e la sua buona sorte è parecchio girata.
A causa dell'esito sfortunato di un'azione di polizia da lui guidata, si trova relegato nella famigerata "Squadra Coglioni" dell'ispettrice Steel e a rischio di perdere il lavoro che ama.
L'unica speranza per lui è quella di risolvere almeno uno dei casi che si intrecciano sulla sua strada, fra assassini di prostitute e piromani.

Un paio di anni fa, in una delle mie periodiche visite alla libreria, sono incappato in questo libro, il secondo dei tre romanzi di MacBride che hanno per protagonista il sergente MacRae (dopo Il collezionista di bambini e prima de La porta dell'inferno).
Da allora è rimasto per diversi mesi impilato sulla mia comodina, spesso sopravanzato da quelli arrivati successivamente, finchè - il mese scorso - ho deciso di affrontarlo (in verità, avevo esaurito quasi tutti gli altri): a pelle mi attirava, ma - al tempo stesso - non mi convinceva.
Premetto che non avevo letto il precedente, e non ho letto poi il successivo, quindi non sono in grado di fare paragoni e la mia era un'impressione puramente istintiva.

Il libro è scritto complessivamente bene, scorre via con facilità, ma senza nessun momento veramente degno di nota.
La scelta di MacBride di non far concentrare il suo detective su un'unico caso - come quasi sempre succede in romanzi e film del genere - è inizialmente una piacevole novità, e dona una nota di realismo in più alla vicenda.
Peccato che, nel seguito, questo si ritorca in una certa misura contro l'autore, perchè a nessuna delle 3 o 4 vicende trattate in parallelo viene lasciato il giusto spazio per evolversi: solo una, forse quella che nel corso della lettura era sembrata più banale, riesce in un qualche modo a regalare un piccolo colpo di scena.

La caratterizzazione dei personaggi è discreta, specialmente quella di un personaggio secondario come la Steel.
MacBride non è male, molto lontano dal classico eroe senza macchia e senza paura, ma in diverse occasioni ho avuto l'impressione di un certo accanirsi dell'autore sui suoi caratteri identificativi.

Lo stile della narrazione è scorrevole, ma con una tendeza a diventare prolisso e a perdersi nella descrizione di particolari secondari, specialmente quando parla di Aberdeen.

Nel complesso, quindi, un libro senza infamia e (soprattutto) senza lode.
razza75 alle 18:55 in: libri, giallo/thriller
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venerdì, 01 maggio 2009

Dylan Dog 272 - La strage dei Graham




Un antico veliero, su cui grava una maledizione, viene restaurato ed esposto al museo navale di Plymouth.
Da quel momento inizia una serie di omicidi: tocca a Dylan scoprire se, sotto questi, si celi una mano umana o soprannaturale.

La storia di questo mese (Di Gregorio / Cossu) scorre piacevole ed emozionante.
In particolare è degno di nota il finale, che ribalta con un colpo di scena quella che sembrava una conclusione fin troppo scontata.

Il 29 maggio in edicola il numero 273, Sepolti vivi!
razza75 alle 11:51 in: fumetti, horror, giallo/thriller
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