lunedì, 28 aprile 2008

Lungo o corto?




Ok, tutti gli erotomani giunti per sbaglio a questo post possono cliccare qui.
Non si parla di sesso, mi spiace. Per quello potete guardare Studio Aperto, che finalmente può riprendere a parlare di tette e culi, non essendo impegnato a fare i conti con le caterve di buste paga di cui lo subissavano i suoi ascoltatori.

Per i pochi che hanno superato il primo paragrafo, prendo invece spunto da un commento di Matteo74 al mio post precedente per parlarvi, tanto per cambiare, di libri e film.
Matteo74 mi scrive:

"Non ho capito se elogi la breve durata... se ho capito bene nn condivido perchè ritengo più difficile realizzare un film che ti tiene sulla spina per 2 ore che 1... Poi è come un buon piatto: se è buono perchè mangiare appena per saziarsi? "

Credo che una delle cose più difficili per chi scrive (ma anche per chi fa cinema) sia essere sintetici, cioè comunicare le stesse emozioni con meno parole (o in meno tempo).
Con questo non voglio sostenere che mi piacciano solo i film brevi (Il signore degli anelli, prendendo un esempio fra tanti possibili, è bellissimo), ma non è sempre necessario che un film sia lungo, cosa che molti registi paiono avere dimenticato.
Ormai la consuetudine sono film di due ore e mezzo, che poi in dvd si allungano ulteriormente: dove finisce la bravura del regista nel selezionare il materiale girato?
Per concludere, riprendendo la tua metafora: a me piacciono molto le lasagne, ma, se ne dovessi mangiare 10 Kg, probabilmente arriverei a detestarle. Se, invece, ne mangio moderatamente, me ne resterà voglia per la prossima volta. Allo stesso modo un libro o un film sono "riusciti" se fanno domandare: "Già finito?".

Visto che sto elogiando la brevità, non voglio dilungarmi ulteriormente e giro la palla a voi.
Matteo74 ha sostenuto una tesi, io quella (in parte) opposta.
Voi che ne pensate?
(Ovviamente potete riferirvi sia a film che a libri, per portare degli esempi concreti).
razza75 alle 20:40 in: libri, film
commenti: commenti (4)(popup) | commenti (4)
domenica, 27 aprile 2008

Next




Cris Johnson (Nicolas Cage) si guadagna da vivere come illusionista, col nome d'arte di Frank Cadillac, in un modesto locale di Las Vegas. Per arrotondare ruba auto e vince al casinò, sfruttando la sua capacità di vedere nel futuro.
E' una dote però limitata, perchè gli consente di prevedere solo gli avvenimenti che lo coinvolgeranno in prima persona e solo per i 2 minuti seguenti. A meno che non si tratti di "lei"...
L'agente dell'FBI Callie Ferris (Julianne Moore), intuito questo suo dono, gli dà la caccia per riuscire a sfruttarlo: hanno ormai poche ore di tempo per intercettare un gruppo di terroristi deciso a far esplodere un ordigno nucleare negli Stati Uniti.

Il film è tratto da Non saremo noi, una novella contenuta nel libro The Golden Man di Philip K. Dick (uno dei più grandi autori di fantascienza, i cui scritti hanno dato lo spunto per innumerevoli film, come Total Recall, Minority report e Paycheck).
Non conosco il racconto (di questo autore ho letto solo Ma gli androidi sognano pecore elettriche? da cui fu tratto Blade Runner), quindi non azzardo paragoni. Il film, però, mi è piaciuto: molto veloce e ricco di colpi di scena, non consente allo spettatore di annoiarsi. A questo contribuisce anche la durata limitata (96 minuti), una apprezzabile rarità al giorno d'oggi.
Fra gli attori, risulta decisamente simpatico il cameo di Peter Falk nel ruolo di Irv.

Una piccola curiosità: uno degli scenggiatori che ha lavorato ad adattare il racconto (tratto, come detto, dall'antologia The Golden Man) si chiama di cognome.... Goldman.
razza75 alle 18:23 in: film, fantascienza, azione
commenti: commenti (4)(popup) | commenti (4)
domenica, 27 aprile 2008

Finale in crescendo?

Livorno - Milan 1-4
Knezevic      Inzaghi (3)
                 Seedorf



razza75 alle 17:20 in: calcio, milan
commenti: commenti (popup) | commenti
sabato, 26 aprile 2008

Star Wars Rebellion - Mio fratello, il mio nemico (3/3)




Jorin Sol e "Tank" Sunber si sono rivelati per quel che sono: mentre il primo non è riuscito a sfuggire al potente condizionamento mentale dell'Impero, il secondo è una spia infiltratasi con lo scopo dichiarato di uccidere Luke.
Per la ribellione sembra la fine, la flotta di Darth Fener è sempre più vicina e Leia è gravemente ferita.

Il finale della storia non ha purtroppo portato quel "botto" che auspicavo nel commento al secondo numero per risollevarne un po' la qualità.
I personaggi restano piuttosto prevedibili, anche nel loro continuo oscillare fra lato chiaro e oscuro della Forza.
Le parti più interessanti dei tre albi restano forse gli inserti finali, che descrivono più completamente i personaggi che abbiamo incontrato; anche la seconda mini-storia usata per completare l'albo (Obiettivo: Vader) è infatti ugualmente piatta e aggiunge poco o nulla alla figura di Darth Fener.
razza75 alle 14:27 in: fumetti, fantascienza
commenti: commenti (popup) | commenti
venerdì, 25 aprile 2008

La squadra perfetta




Sottotitolo: "Perché il Milan allenato da Sacchi ha giocato il miglior calcio della storia".
A 20 anni di distanza dallo scudetto numero 11 (15 maggio 1998, Como-Milan 1-1), Giancarlo Dotto ripercorre i passi della nascita e dell'affermazione di quella che, secondo lui, è la miglior squadra che abbia mai calcato un campo da calcio.

Da milanista, ho trovato il libro molto interessante: unisce all'amarcord di una squadra passata in sette anni dalla Cavese al tetto del mondo alcuni episodi "dietro le quinte", che dimostrano come il suo successo sia stato frutto di volontà, programmazione.... e bus de cul.

Pur essendo Capello il mio allenatore preferito (l'unico, con Trapattoni, che ha saputo rinnovarsi e vincere per molti anni con squadre diverse), sono perfettamente d'accordo che il Milan di Sacchi fu la squadra che nella storia si è più avvicinata a concretizzare l'utopia calcistica del bel gioco unito al raggiungimento degli obiettivi.
Molte squadre spettacolari rimangono delle incompiute, non hanno la concretezza per fare il passo decisivo verso la meta.
Molte squadre vincenti non sono belle, almeno non con continuità.
Il Milan di Sacchi, dei trio olandese, dello zoccolo duro italiano (Baresi, Ancelotti, Donadoni, Maldini) univa alla concretezza dei Colombo e degli Evani la potenza di Gullit, la  duttilità di Rijkaard, la classe immensa di Marco Van Basten.
Quel Milan riuscì a vincere uno scudetto (un secondo gli fu scippato dal Napoli di Moggi: lo stesso Alemao, protagonista del discusso episodio della monetina di Bergamo, a distanza di anni riconobbe la propria colpevolezza), due coppe campioni, due intercontinentali (per non citare le supercoppe e i trofei individuali).
E lo fece giocando in un modo che rivoluzionò il mondo del calcio che sarebbe seguito, prima di arrivare a un punto di rottura, che fu poi ricucito da Capello, dopo l'addio di Arrigo.


"Da bambino stravedevo per il Real Madrid dei Kopa, Gento, Puskàs e Di Stefano. Se mai mi avessero detto che avrei allenato una squadra che sarà brava come questa o forse anche più brava mi sarebbe scappato da ridere".

(Arrigo Sacchi)
razza75 alle 17:34 in: libri, sport, amarcord, calcio, milan
commenti: commenti (1)(popup) | commenti (1)
domenica, 20 aprile 2008

Dracula




Può sembrare banale l'idea di riassumere la trama di Dracula.
Ma a pensarci bene, quanti la conoscono veramente? Come dice Baricco nella bella postfazione a questa edizione del romanzo di Bram Stoker, Dracula è uno di quei personaggi che continuano a vivere oltre il libro stesso che li ha generati: film e libri successivi di altri autori hanno dato vita a una serie di informazioni aggiuntive, che hanno contribuito sicuramente al mito del personaggio, ma lo hanno - allo stesso tempo - allontanato dalla sua origine.
Questo non è necessariamente un male (dipende, ovviamente, dalla qualitità e dalla coerenza di ciò che viene aggiunto), ma può valere la pena ricordare da dove è iniziato tutto.

Jonathan Harker è un avvocato londinese, inviato dal suo principale in Transilvania, al castello del conte Dracula, un nobile del luogo che ha deciso di trasferirsi in Inghilterra, affidandosi al loro studio legale per le pratiche burocratiche (dallo spedire a Londra i propri averi al comprare una casa).
Più si avvicina alla sua destinazione, però, più Harker trova una riluttanza, per non dire una vera e propria paura, nella gente del luogo ad aiutarlo nel suo viaggio e, quando giunge al castello, anche le sue preoccupazioni aumentano: non vi è traccia di servitù e il comportamento del conte appare sempre più sospetto, finchè si rende conto di non esserne ospite, ma prigioniero.

Scritto in forma di diario, il libro di Stoker procede mostrando via via i punti di vista dei vari personaggi che incrociano la strada di Dracula: Jonathan Harker e sua moglie Mina, Lucy Westenra, lord Godalming, il dottor Seward e il professor Van Helsing.
L'unico a non esprimere mai ciò che pensa, se non attraverso le proprie parole riportate dagli altri, è proprio Dracula, tanto che Baricco - nella citata postfazione - lo paragona al Don Giovanni di Mozart per questa loro peculiarità di protagonisti quasi mai presenti in scena, ma che pure riescono a permeare tutto il romanzo della loro presenza.

Personalmente ho trovato avvincente questo libro, e credo valesse la pena di leggerlo (la "voglia" mi era venuta circa un anno e mezzo fa, quando lessi Il Discepolo di Elizabeth Kostova).
Certe descrizioni risultano alle volte lunghe e forse ripetitive (si sente che è un romanzo di fine '800), e i personaggi abbastanza piatti: i buoni sono troppo buoni (e troppo presi a ripeterselo a vicenda) e il cattivo troppo.... cattivo, tra l'altro in maniera animalesca e quasi stupida, ben lontano dall'iconografia derivante dalle successive sovrapposizioni (in particolare, quasi agli antipodi dei protagonisti di Intervista col vampiro della Rice, che - infatti - nel film danno un giudizio ben poco lusinghiero del libro di Stoker).
Mi è però piaciuta l'idea dei diari che mescolano i punti di vista dei diversi protagonisti, sebbene questo alle volte causi qualche ridondanza di troppo.
Nel complesso, come premesso, si tratta di un libro che ho letto volentieri e che merita la sua fama di "classico" di questo genere.

razza75 alle 18:36 in: libri, horror
commenti: commenti (3)(popup) | commenti (3)
domenica, 20 aprile 2008

Un po' di divertimento

Milan - Reggina 5-1
Kakà (3, 2 rig)       Barreto
Inzaghi                             
Pato   
                             

razza75 alle 17:37 in: calcio, milan
commenti: commenti (popup) | commenti
domenica, 20 aprile 2008

21




Ben Campbell (Jim Sturgess) è uno studente del MIT (Massachusetts Institute of Techonology), che ha appena ottenuto a pieni voti la sospirata ammissione alla facoltà di medicina di Harvard.
L'unico ostacolo rimane la spesa astronomica che lo aspetta per la retta: in lizza per la borsa di studio ci sono oltre 70 studenti con referenze altrettanto buone, e solo uno sarà il fortunato che ne beneficerà.
La svolta della sua vita si presenta nell'incontro col professor Micky Rosa (Kevin Spacey) e della compagna di studi Jill Taylor (Kate Bosworth), parte di un gruppo organizzato che sfrutta le proprie straordinarie abilità matematiche per sbancare il blackjack dei casinò di Las Vegas.

Il film, tratto da una storia vera (come racconta il libro Blackjack Club di Ben Mezrich), è sicuramente qualcosa di già visto, e anche in forme migliori.
Si difende però bene, tenendo alto il ritmo degli eventi, con diversi colpi di scena: il finale, per quanto scontato fin dalle prime battute, arriverà però solo al termine di alcune vicissitudini.

Pur non essendo un esperto di gioco d'azzardo, mi ha lasciato un po' perplesso la strategia adottata dal gruppo di giocatori, in particolare il prendere di mira sempre lo stesso casinò e mandare a fare le puntate più grosse sempre gli stessi membri del gruppo: il servizio di sicurezza dei casinò non fa una gran figura, se impiega 17 settimane a capire che sono sempre le stesse facce che effettuano vincite consistenti....

Ciononostante, si può vedere per passare un paio di ore rilassanti.

razza75 alle 15:04 in: film, drammatico
commenti: commenti (popup) | commenti
sabato, 19 aprile 2008

I diritti del lettore




1. Il diritto di non leggere
2. Il diritto di saltare le pagine
3. Il diritto di non finire un libro
4. Il diritto di rileggere
5. Il diritto di leggere qualsiasi cosa
6. Il diritto al bovarismo* (malattia testualmente contagiosa)
7. Il diritto di leggere ovunque
8. Il diritto di spizzicare
9. Il diritto di leggere a voce alta
10. Il diritto di tacere
 
(da: Come un romanzo di Daniel Pennac)

* In parole povere, il diritto a fantasticare.
Il termine è stato inventato da Barbey D’Aurevilly, ispiratosi al romanzo Madame Bovary di Flaubert.

razza75 alle 13:27 in: citazioni, libri
commenti: commenti (2)(popup) | commenti (2)
lunedì, 14 aprile 2008

Tutta la vita davanti




Appena laureata con lode in filosofia, Marta (Isabella Regonese) si scontra con le difficoltà della ricerca del primo impiego. Dopo molte porte chiuse in faccia, si rassegna a un lavoro precario come telefonista in un call center al mattino, mentre al pomeriggio fa da baby-sitter alla figlia della collega Sonia (Micaela Ramazzotti).
L'ambiente apparentemente idilliaco si rivelerà ben presto solo una facciata, dietro cui si nascondono le rivalità e i problemi personali dei colleghi.

Un film decisamente riuscito, che dosa sapientemente alcuni temi particolarmente scottanti per i giovani di oggi, a cui risulterà facile identificarsi nella protagonista, dalle porte chiuse in faccia alla precarietà di posti di lavoro sottopagati.
Avendo poi lavorato come commerciale per alcuni anni, ho sorriso nel rivedere sullo schermo alcuni dei consigli che vengono dati a Marta ("Hai fatto un contatto? Bene, fanne un altro, ora che sei caldo....") oppure il foglio con le risposte a ogni possibile obiezione del cliente.
Altrettanto divertente è il modo in cui viene gestita la Multiple, più vicino a una setta o a uno di quei gruppi motivazionali che ti insegnano ad avere successo che a un'azienda.
Ottime le prove della protagonista, ma anche del solito Elio Germano (nei panni del venditore Lucio 2, vittima di un crollo verticale alla prima difficoltà) e di Sabrina Ferilli, finalmente in un ruolo (l'ambigua caporeparto Daniela) fuori dai soliti stereotipi e che riesce a valorizzarla.
Curiosità: il film di Virzì è tratto dal libro Il mondo deve sapere della bloggher sarda Michela Murgia.
razza75 alle 23:02 in: film, drammatico
commenti: commenti (4)(popup) | commenti (4)