sabato, 04 ottobre 2008
Pochi inutili nascondigli
Nei sette racconti di questa raccolta, i protagonisti si trovano a fronteggiare il male: a volte viene da dentro loro stessi, a volte dall'esterno. In ogni caso scappare è sempre impossibile.
In Una gomma e una matita, un disegnatore che ha perso tutto trova negli strumenti da disegno l'arma per la sua vendetta. Una coppia di tedeschi decide di passare l'ultima vacanza all'isola d'Elba ne L'ultimo venerdì della signora Kliemann.
Un professore dispotico e deluso dalla vita (mille volte peggio del Crastaing di Pennac) riconosce in una ragazza in rosso il primo desiderio che ebbe da bambino (Graffiti), mentre un vecchio contadino difende la propria terra dagli speculatori in Spugnole.
De La ragazza che guardava l'acqua ebbi già modo di parlare lo scorso anno. L'ospite d'onore racconta di un divo tv sparito all'apice del successo; al contrario un attore insegue a tutti i costi una parte che reputa "sua" in Physique du role.
Faletti continua la deriva dal giallo di Io uccido e Niente di vero tranne gli occhi verso l'horror e il soprannaturale sperimentato in Fuori da un evidente destino.
Però, mentre i romanzi mi erano piaciuti molto, questi racconti mi hanno lasciato un po' di amaro in bocca. Le poche idee presenti sono state spesso stiracchiate da troppi aggettivi e metafore, che - invece di rendere migliore la prosa - hanno solo contribuito a evidenziare l'assenza di contenuto e di ritmo, le principali frecce dei suoi precedenti lavori.
Il primo racconto ricorda fin troppo da vicino Duma Key di King (ma immagino che sia una casualità, i due libri sono usciti pressochè in contemporanea), e almeno tre dei finali non spiegano nulla e risultano solo colpi di scena usati per chiudere affrettatamente e senza connessione logica la storia.
Peccato, da Faletti mi aspettavo di più: spero che nel prossimo libro torni a farmi divertire come in passato.
In Una gomma e una matita, un disegnatore che ha perso tutto trova negli strumenti da disegno l'arma per la sua vendetta. Una coppia di tedeschi decide di passare l'ultima vacanza all'isola d'Elba ne L'ultimo venerdì della signora Kliemann.
Un professore dispotico e deluso dalla vita (mille volte peggio del Crastaing di Pennac) riconosce in una ragazza in rosso il primo desiderio che ebbe da bambino (Graffiti), mentre un vecchio contadino difende la propria terra dagli speculatori in Spugnole.
De La ragazza che guardava l'acqua ebbi già modo di parlare lo scorso anno. L'ospite d'onore racconta di un divo tv sparito all'apice del successo; al contrario un attore insegue a tutti i costi una parte che reputa "sua" in Physique du role.
Faletti continua la deriva dal giallo di Io uccido e Niente di vero tranne gli occhi verso l'horror e il soprannaturale sperimentato in Fuori da un evidente destino.
Però, mentre i romanzi mi erano piaciuti molto, questi racconti mi hanno lasciato un po' di amaro in bocca. Le poche idee presenti sono state spesso stiracchiate da troppi aggettivi e metafore, che - invece di rendere migliore la prosa - hanno solo contribuito a evidenziare l'assenza di contenuto e di ritmo, le principali frecce dei suoi precedenti lavori.
Il primo racconto ricorda fin troppo da vicino Duma Key di King (ma immagino che sia una casualità, i due libri sono usciti pressochè in contemporanea), e almeno tre dei finali non spiegano nulla e risultano solo colpi di scena usati per chiudere affrettatamente e senza connessione logica la storia.
Peccato, da Faletti mi aspettavo di più: spero che nel prossimo libro torni a farmi divertire come in passato.














