sabato, 09 agosto 2008
Addio alle armi
Dopo essersi arruolato come volontario nelle fila italiane durante la prima guerra mondiale, il tenente americano Henry viene ferito nel corso di un'offensiva e trasferito in ospedale a Milano per essere operato al ginocchio.
Qui ritrova Catherine, un'infermiera di cui si era già innamorato al fronte, e nei mesi di convalescenza la loro storia si rafforza.
Tornato nuovamente al fronte, si trova coinvolto nella disfatta di Caporetto e - nauseato dall'insensata crudeltà della guerra - decide di abbandonare l'esercito per tornare dalla donna che ama.
Scritto circa dieci anni dopo la fine della prima guerra mondiale, questo libro ha come base l'esperienza diretta che ne fece Hemingway: pur non essendo puramente autobiografico, molti dei suoi personaggi hanno, secondo i biografi, riferimenti reali.
Catherine Barkley, ad esempio, si identificherebbe con l'infermiera Agnes von Kurowsky, di cui Hemingway si innamorò dopo la ferita a Fossalta, ma che alla fine preferì seguire a Napoli il tenente duca Caracciolo, con cui ebbe una breve relazione. Non durò comunque nemmeno questa storia, e pare che - tornata negli USA dopo una serie di vicende, una seconda guerra mondiale e due matrimoni - abbia vissuto per quindici anni a pochi chilometri di distanza dallo scrittore, senza che i due si incontrassero più.
Secondo Fernanda Pivano, traduttrice del libro (la quale, per questo, ebbe seri problemi coi nazisti prima e l'amicizia di Hemingway stesso poi), il personaggio di Catherine deve molte delle sue caratteristiche alla prima moglie di Hemingway, Hadley (durante la stesura l'autore le scrisse diverse lettere chiamandola "Catherine"), e alla seconda, Pauline (che rischiò la vita con un cesareo poco prima che il libro fosse concluso), e forse a una seconda infermiera, Elsie Jessup, e a Lady Duff Twynsed (che avrebbe ispirato anche Il sole sorge ancora).
Il tema principale rimane comunque la disillusione verso la guerra. Restano indelebili alcune frasi del romanzo, come
e i dialoghi dei soldati semplici, che si sentono solo pedine in una guerra all'insegna di interessi di parte nascosti da parole pompose, che non vorrebbero combattere.
L'amara disillusione di Hemingway ne fece uno degli idoli dell'antifascismo, mentre il regime vietò la pubblicazione del libro che metteva in dubbio il valore militare italiano.
Personalmente ho faticato abbastanza nella lettura della prima parte del libro, quando le descrizioni molto particolareggiate del fronte rallentano il ritmo. Ho apprezzato di più il seguito, a partire dal ricovero di Milano e poi la successiva descrizione della ritirata e del ricongiungimento con l'amata Catherine, in un crescendo verso un finale di livello elevatissimo, in cui si esprime in pieno tutta la disullusione di Hemingway.
Il tutto scritto con uno stile non sempre facile, che costituì una rivoluzione nei romanzi, perchè andava a riprendere nelle descrizioni e nei dialoghi la vita vera, togliendo quella sorta di alone di mito con cui spesso la scrittura ammanta la realtà: "Scrivere in modo semplice e chiaro soltanto cose che si conoscono".
Qui ritrova Catherine, un'infermiera di cui si era già innamorato al fronte, e nei mesi di convalescenza la loro storia si rafforza.
Tornato nuovamente al fronte, si trova coinvolto nella disfatta di Caporetto e - nauseato dall'insensata crudeltà della guerra - decide di abbandonare l'esercito per tornare dalla donna che ama.
Scritto circa dieci anni dopo la fine della prima guerra mondiale, questo libro ha come base l'esperienza diretta che ne fece Hemingway: pur non essendo puramente autobiografico, molti dei suoi personaggi hanno, secondo i biografi, riferimenti reali.
Catherine Barkley, ad esempio, si identificherebbe con l'infermiera Agnes von Kurowsky, di cui Hemingway si innamorò dopo la ferita a Fossalta, ma che alla fine preferì seguire a Napoli il tenente duca Caracciolo, con cui ebbe una breve relazione. Non durò comunque nemmeno questa storia, e pare che - tornata negli USA dopo una serie di vicende, una seconda guerra mondiale e due matrimoni - abbia vissuto per quindici anni a pochi chilometri di distanza dallo scrittore, senza che i due si incontrassero più.
Secondo Fernanda Pivano, traduttrice del libro (la quale, per questo, ebbe seri problemi coi nazisti prima e l'amicizia di Hemingway stesso poi), il personaggio di Catherine deve molte delle sue caratteristiche alla prima moglie di Hemingway, Hadley (durante la stesura l'autore le scrisse diverse lettere chiamandola "Catherine"), e alla seconda, Pauline (che rischiò la vita con un cesareo poco prima che il libro fosse concluso), e forse a una seconda infermiera, Elsie Jessup, e a Lady Duff Twynsed (che avrebbe ispirato anche Il sole sorge ancora).
Il tema principale rimane comunque la disillusione verso la guerra. Restano indelebili alcune frasi del romanzo, come
Ero sempre imbarazzato dalle parole sacro, glorioso e sacrificio...
parole astratte come gloria, onore e coraggio o dedizione erano oscene accanto ai nomi concreti dei villaggi, ai nomi dei fiumi, ai numeri dei reggimenti.
Stavo andando a dimenticare la guerra.
Avevo fatto una pace separata.
parole astratte come gloria, onore e coraggio o dedizione erano oscene accanto ai nomi concreti dei villaggi, ai nomi dei fiumi, ai numeri dei reggimenti.
Stavo andando a dimenticare la guerra.
Avevo fatto una pace separata.
e i dialoghi dei soldati semplici, che si sentono solo pedine in una guerra all'insegna di interessi di parte nascosti da parole pompose, che non vorrebbero combattere.
L'amara disillusione di Hemingway ne fece uno degli idoli dell'antifascismo, mentre il regime vietò la pubblicazione del libro che metteva in dubbio il valore militare italiano.
Personalmente ho faticato abbastanza nella lettura della prima parte del libro, quando le descrizioni molto particolareggiate del fronte rallentano il ritmo. Ho apprezzato di più il seguito, a partire dal ricovero di Milano e poi la successiva descrizione della ritirata e del ricongiungimento con l'amata Catherine, in un crescendo verso un finale di livello elevatissimo, in cui si esprime in pieno tutta la disullusione di Hemingway.
Il mondo spezza tutti quanti... ma quelli che non spezza li uccide.
Uccide imparzialmente i molto buoni e i molto gentili e i molto coraggiosi.
Se non siete fra questi potete essere certi che ucciderà anche voi, ma non avrà particolare premura.
Uccide imparzialmente i molto buoni e i molto gentili e i molto coraggiosi.
Se non siete fra questi potete essere certi che ucciderà anche voi, ma non avrà particolare premura.
Il tutto scritto con uno stile non sempre facile, che costituì una rivoluzione nei romanzi, perchè andava a riprendere nelle descrizioni e nei dialoghi la vita vera, togliendo quella sorta di alone di mito con cui spesso la scrittura ammanta la realtà: "Scrivere in modo semplice e chiaro soltanto cose che si conoscono".










